PROCESSO ILVA, ASSOLTO DON MARCO GERARDO

La Corte d’assise d’appello (presidente De Scisciolo, a latere De Felice e sei giudici popolari) ha assolto con la formula…

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TARANTO: PROCESSO ILVA, I MITILICOLTORI CHIEDONO GIUSTIZIA

Ripreso oggi a Taranto il processo Ilva per il presunto disastro ambientale causato dal siderurgico. In aula, i mitilicoltori, che…

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AMBIENTE SVENDUTO, LE PROSSIME UDIENZE IL 30 E IL 31 MAGGIO

Va avanti il processo sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva di Taranto; prossime udienze (dopo quelle del 15 e 16…

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PROCESSO ILVA, PATTEGGIAMENTI: UDIENZA IL 9 GIUGNO

ILVA BENTIVOGLI

Fissata al prossimo 9 giugno, dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto, l’udienza sulle richieste di patteggiamento presentate da Ilva Spa…

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AMBIENTE SVENDUTO, PROCESSO DAVANTI A NUOVA CORTE D’APPELLO

Nuova udienza del processo “Ambiente Svenduto” oggi a Taranto davanti alla nuova Corte d’Assise, presieduta dal dottor Giuseppe Licci, con a latere il giudice Elvia Di Roma, chiamata a pronunciarsi, fra l’altro, sulla richiesta di patteggiamento avanzata dalle società Ilva e Riva Forni Elettrici, oggi Partecipazioni Industriali. Nell’udienza dell’1 marzo scorso, la Corte presieduta dal giudice Michele Petrangelo aveva sancito lo stralcio delle posizioni delle due società. Riva Forni Elettrici aveva chiesto di patteggiare con una sanzione pecuniaria pari ad 1 mln di euro. Ilva, invece, ha chiesto il patteggiamento a fronte di una sanzione di 3 milioni e 100mila euro, con l’interdizione temporanea di 8 mesi dall’attività, sostituita con la misura alternativa del commissariamento giudiziale.

In aula, quale parte civile, anche Vincenzo Fornaro.

(foto di repertorio)

PROCESSO ILVA, NUOVO RINVIO. PEACELINK: “GRANDE SENSO DI INQUIETUDINE”

“Noi oggi eravamo presenti all’udienza e ne siamo usciti con un grande senso di inquietudine. PeaceLink considera grave e inaccettabile…

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ILVA, BONELLI: “PROCESSO RISCHIA DI MORIRE PRIMA DI NASCERE”

“Rischia di morire ancora prima di nascere il processo “ Ambiente svenduto“ che si sta svolgendo a Taranto”. Lo dichiara Angelo Bonelli dei Verdi presente stamane in aula di Corte di Assise.

“Lentamente rinvio dopo rinvio- continua il leader dei Verdi- errori procedurali dimenticanze dei cancellieri si rischia che arrivi la prescrizione per i reati commessi dagli imputati. L’istanza presentata dai legali di Riva Fire, che ha cambiato la denominazione in Partecipazioni Industriali, che anticipa il contenuto del patteggiamento non rispetta il principio chi inquina paga, norma giuridica fondante delle direttive europee e della legislazione nazionale”. “I soldi dei Riva sequestrati per riciclaggio e frode fiscale, 1,3 miliardi di euro, sulla base di questo patteggiamento- denuncia Bonelli- non saranno destinate a decontaminare la città dai veleni di decenni di inquinamento dell’Ilva ma utilizzati per la fabbrica per attuare le prescrizioni dell’Aia che in qualunque paese europeo sono a carico del proprietario dell’impianto e non dei cittadini. A Taranto nessuno pagherà per l’inquinamento e il drammatico paradosso è che il processo rischia di diventare il luogo della soluzione dei problemi dell’Ilva e non di applicare il principio chi inquina paga in nome dell’interesse collettivo di una comunità massacrata dai veleni”.

“Tutto è drammaticamente poco chiaro- conclude Bonelli- a partire dal comportamento del ministero dell’ambiente che ha dato un parere sui piani ambientali presentati dalle due cordate di compratori mentre i cittadini nulla sanno di questi piani e non possono avere voce in capitolo determinando una violazione della convenzione di Arhus e delle direttive europee che obbligano le istituzioni a coinvolgere i cittadini in termini di osservazioni e chi comprerà Ilva avrà, ai sensi del decreto 98/2016 art.2, l’immunità penale: a Taranto muore il principio chi inquina paga con la regia dello Stato”.

PROCESSO ILVA: RIVA FIRE CAMBIA IN “PARTECIPAZIONI INDUSTRIALI”. VERSO IL PATTEGGIAMENTO

Fra le proteste delle parti civili (oltre un migliaio), che rischiano di essere escluse dal risarcimento dei danni (una cifra che si aggira intorno ai 30 miliardi di euro), Ilva, Riva Fire e Riva Forni elettrici, le tre società imputate nel maxiprocesso legato all’inchiesta Ambiente Svenduto per il presunto disastro ambientale provocato a Taranto dal siderurgico, hanno chiesto il patteggiamento della pena. E l’udienza è slittata al 17 gennaio 2017, data in cui dovrebbero essere formalizzate le richieste, già depositate. Ammessa all’amministrazione straordinaria, Riva Fire, holding del Gruppo Riva, cambia nome e diventa “Partecipazioni industriali”. I commissari restano gli stessi dell’Ilva, ovvero Piero Gnudi, Alfredo Laghi e Corrado Carrubba. La notizia è stata appresa ieri, durante l’udienza del processo Ilva. Secondo l’accordo, il miliardo e trecento milioni di euro confiscati ai Riva dalla Procura milanese in un altro procedimento penale, saranno utilizzati per il risanamento della fabbrica di Taranto. Per l’Ilva ci sarebbe da pagare una sanzione di 3 milioni, oltre a 8 mesi di commissariamento giudiziale e 241 milioni di confisca per profitto indebito ottenuto dal 2009 e il 2013. La strada del patteggiamento segue l’intesa raggiunta nei giorni scorsi, prima del referendum costituzionale, fra i commissari straordinari dell’Ilva e la famiglia Riva, in relazione proprio all’utilizzo dei fondi bloccati in Svizzera per l’ambientalizzazione del siderurgico tarantino. Non resta che attendere la decisione dei giudici, che con tutta probabilità saranno nominati dal Presidente del Tribunale jonico. La Corte d’Assise, nella prossima udienza, dovrebbe esprimersi circa la richiesta di spostamento del procedimento da Taranto a Potenza, avanzata dalla difesa perchè i magistrati tarantini sarebbero parti lese nello stesso.

 

LEGAMBIENTE: “IL PARADOSSO DELL’ORNITORINCO AL PROCESSO ILVA”

ilva sciopero acciaierie

“La Corte di Assise di Taranto, con l’ordinanza del 4 ottobre, ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile…

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PROCESSO ILVA, RISCHIO ANNULLAMENTO. CHIESTO IL TRASFERIMENTO A POTENZA

Il processo Ilva per il presunto disastro ambientale causato dal siderurgico di Taranto rischia nuovamente l’annullamento. A chiederlo, per “violazione…

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