MITILICOLTURA TARANTO: AL VIA PROCEDURE PER REGOLAMENTAZIONE SPECCHI ACQUEI DI MAR PICCOLO

UNO SPORTELLO PER REGOLARIZZARE ATTIVITÀ PESCA E MITILICOLTURA

In un comunicato, le associazioni di pesca e mitilicoltura – AGCI Pesca, ConfcommercioTaranto, Lega Pesca e Unci Agro Alimentare Taranto- della provincia di Taranto esprimono apprezzamento per il percorso di riorganizzazione e razionalizzazione del comparto mitilicolo locale intrapreso dal Comune di Taranto, dal Commissario per le bonifiche e dal Prefetto, finalizzato all’emersione del segmento produttivo della mitilicoltura legato alla regolamentazione degli specchi acquei del Mar Piccolo.

Attraverso vari incontri esplicativi con il Sindaco, l’Assessore alle Attività produttive ed i dirigenti interessati dell’Amministrazione comunale di Taranto sono state superate le difficoltà tecniche segnalate dalle Organizzazioni di categoria, ed individuate procedure tecniche finalizzate a facilitare la corretta partecipazione delle imprese ai bandi previsti dalle norme vigenti.

Un risultato conseguito grazie anche al percorso di collaborazione avviato in questi giorni da Amministrazione e Rappresentanze delle categorie a supporto delle imprese del settore e di condivisione degli obiettivi.

Dunque, un primo importante passo che condurrà alla definizione degli specchi d’acqua concedibili in Mar Piccolo, alla regolarizzazione delle posizioni delle imprese, propedeutico all’avvio di percorsi per la riorganizzazione e qualificazione del settore.

A tal fine è già attivo – nella sede di Confcommercio Taranto in viale Magna Grecia 119/via Lacaita – lo sportello (che opererà in stretta collaborazione con gli uffici preposti del Comune di Taranto) per l’assistenza ed il servizio tecnico a quanti volessero intraprendere o regolarizzare attività produttive inerenti la pesca e la mitilicoltura.

TARANTO: COZZE E CAPORALATO, LA DENUNCIA DI PEACELINK

“Solo una fotografia per porsi tante domande sul sistema di filiera che mette in vendita sul mercato locale e nazionale le cozze di Taranto. Allevamenti abusivi di cozze, tracciabilità e rintracciabilità del prodotto, condizioni igienico sanitarie, lavoro in nero, sfruttamento degli immigrati, vendita abusiva del prodotto, occupazione del suolo pubblico. Siamo a Taranto, Piazzale Democrate, in una qualsiasi giornata di agosto dove questa scena è consuetudine quotidiana da molto tempo. Mesi, qualche anno. Già a dicembre 2016, senza darne informazione ai media, Peacelink aveva denunciato allevamenti di cozze abusivi nel primo seno del Mar Piccolo alla Procura della Repubblica di Taranto, alla Asl, al comune di Taranto, ad Arpa Puglia. Documentammo – scrive Luciano Manna (Peacelink) – con diverse fotografie allevamenti di cozze abusivi sotto il pontile di legno in via Garibaldi, proprio sotto gli attracchi delle imbarcazioni. A seguito di questa denuncia ci fu l’intervento dei sommozzatori della Guardia di Finanza che sequestrarono il prodotto illecito. Oggi ritorniamo a denunciare un sistema, una filiera, quella delle cozze di Taranto, che mette a serio rischio la salute delle persone e certifica la normalizzazione dell’illegalità dove, già da tempo, oltre alle persone del luogo, vengono impiegati per alcune mansioni tipo la pulizia delle cozze, persone del continente africano. Come sono inquadrati nel sistema lavorativo queste persone? Dallo stesso luogo ci riferiscono che per il lavoro svolto vengono erogate in nero paghe da 20 euro giornaliere e a chi si lamenta viene rivolta l’espressione autoctona, al netto degli errori grammaticali che il dialetto richiederebbe: “Sce vuè so chist scenò te ne puè scè”. Frasi ed espressioni che, con dialetti diversi, siamo abituati a sentire per la raccolta dei pomodori. Questa volta ci rivoliamo anche al Prefetto di Taranto oltre che agli organi istituzionali già interessati nella denuncia di dicembre 2016. Ci rivolgiamo anche al Prefetto perché pensiamo che sia fortemente in ballo anche una questione sociale e di ordine pubblico. Questa denuncia non ha il fine di creare conflitti nei confronti di una categoria in particolare. I mitilicoltori vanno tutelati con ogni mezzo ed aiuto istituzionale e questo settore commerciale va tutelato sotto tutti gli aspetti perché ha già pagato molto per colpa delle attività industriali inquinanti. Crisi, condizioni ambientali ed altri eventuali fattori però non devono e non possono giustificare la consuetudine dell’illegalità sotto nessuna sua forma. Questo è chiaro per noi cittadini che vorremmo essere sicuri di poter mangiare il prodotto principe della nostra città, speriamo quindi che sia acquisito e messo in pratica dalle istituzioni. Le fotografie sono state consegnate a: Comune di Taranto, Procura della Repubblica di Taranto, Prefetto di Taranto, Vigili Urbani, Asl, Arpa Puglia”.

(foto Peacelink)

MITILICOLTURA TARANTO, LABRIOLA (FI): SETTORE PENALIZZATO DA EMERGENZA AMBIENTALE E DA COLPEVOLE SUPERFICIALITA’ ISTITUZIONI

“Un settore da sempre vanto della nostra Taranto e da troppo tempo in gravissima difficoltà, in balia di una natura violata e di una politica colpevole. La mitilicoltura tarantina oggi sopravvive esclusivamente grazie al sacrificio e alla dedizione di lavoratori che non hanno mai abbandonato il campo, il cui grido d’allarme, lanciato per l’ennesima volta in queste ore, non deve essere lasciato cadere invano. Dal 2012, quando il primo seno del mar Piccolo venne interdetto alla coltivazione, ad oggi, la situazione è andata solamente peggiorando. Ad un problema ambientale enorme, la cui responsabilità è da attribuirsi in principal modo all’inquinamento dell’Ilva, si aggiungono i nodi mai risolti dell’abusivismo e del racket. Di fronte a tutto questo le istituzioni si mostrano impotenti e incapaci, in estrema sintesi, colpevoli. Bari come Taranto, la Regione come il Comune. Nessun provvedimento ad hoc, mentre le attese bonifiche rimangano solo nel regno delle buone intenzioni. Il sindaco Melucci prenda contezza di una situazione drammatica, incontri i mitilicoltori e dia loro voce sui tavoli istituzionali opportuni. Non servono sussidi, bensì bonifiche e rispetto delle regole. Solo così sarà possibile dare un futuro certo al settore”.

Lo dichiara l’onorevole Vincenza Labriola di Forza Italia, componente della commissione Ambiente della Camera dei Deputati.