PUGLIA IN FIORE, A MARZO 5 GRADI IN PIÙ RISPETTO AL MESE SCORSO

CLIMA, COLDIRETTI: MARZO PAZZO

Mai cosi pazzo il mese di marzo con temperature massime in Puglia superiori di 5 gradi rispetto al mese scorso che hanno fatto fiorire mandorli, olivi, albicocchi e peschi, con la maturazione contemporanea degli ortaggi e le primizie di fave e piselli già pronti in vendita nei Mercati del contadino.

E’ quanto emerge dal monitoraggio di Coldiretti Puglia sulla base dei dati Ucea relativi alla prima decade con l’innalzamento della colonnina di mercurio che segna a marzo 2019 quasi 5 gradi in più rispetto a febbraio 2019 e una temperatura massima di 15,7 gradi, contro i 13,6 gradi di marzo 2018.

“E’ una finta primavera con produzioni a forte rischio di shock termico, con alberi di mandorlo in fiore e gemme di albicocchi e peschi che si stanno già dischiudendo. Oltre ai mandorli già in fiore, se dovessero perdurare le attuali temperature minime troppo alte per la media stagionale e il caldo anomalo  il rischio è che vigne, ciliegi e altri alberi da frutto, impossibilitati a vivere appieno la fase di quiescenza, subirebbero un ‘risveglio’ anticipato, con fioriture anomale già a febbraio”, dice Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

A nulla vale più la programmazione degli orticoltori che in Puglia raccolgono broccoli, cavoli, sedano, prezzemolo, finocchi, cicorie, bietole, tutti maturati contemporaneamente per le temperature primaverili.

“Con la natura sconvolta a preoccupare è l’effetto del possibile improvviso abbassamento della temperatura sulle piante in fiore con effetti disastrosi sulla raccolta dei frutti primaverile ed estiva. Sono eventi estremi per cui il meccanismo della declaratoria di calamità naturale e del Fondo di solidarietà naturale, così com’è strutturato, non funziona più”, denuncia il presidente Muraglia.

“Sono disastrosi gli effetti sui campi della tropicalizzazione del clima che azzera in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori – aggiunge il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – che perdono produzione e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante.

Gli imprenditori si trovano ad affrontare fenomeni controversi, dove in poche ore si alternano eccezionali ondate di maltempo a siccità perdurante”.

Da marzo a novembre del 2018 sono stati 11 i tornado e le trombe d’aria che si sono abbattuti sulla Puglia – segnala Coldiretti – a marzo a Lecce, ad aprile a Lequile, a giugno a Santo Spirito di Bari e a San Foca, a settembre a Salice Salentino, a novembre a Taurisano, Martina, Manduria e in provincia di Brindisi e a Parabita, secondo i dati ESWD, l’anagrafe europea degli eventi meteo estremi come tornado, bombe d’acqua, trombe d’aria, tempeste di fulmini.

“A nulla vale più la programmazione degli orticoltori che in Puglia raccolgono fave, piselli, broccoli, cavoli, sedano, prezzemolo, finocchi, cicorie, bietole, tutti maturati contemporaneamente per le temperature primaverili”, conclude il Direttore Corsetti.

(foto da Pixabay)

XYLELLA, INVOCATO DA SINDACI TAVOLO ISTITUZIONALE MAI CONVOCATO DA ASSESSORE PER 4 ANNI

Anche i 70 Sindaci della Provincia di Lecce presenti alla riunione convocata dal Presidente Minerva hanno invocato il tavolo istituzionale su Xylella, richiesto più volte e con forza da Coldiretti Puglia dal 2014 ad oggi.

“L’Assessore regionale all’Agricoltura non ha mai convocato il “Comitato consultivo permanente per la prevenzione, il controllo e la eradicazione del Batterio da quarantena Xylella fastidiosa”, istituito con delibera di Giunta regionale nel lontano novembre 2014. Sono passati oltre 4 anni in cui è stato dato spazio, invece,  ad una inconsistente e dannosa “task force”,  fucina di messaggi controproducenti all’attività di contenimento del batterio”, ha denunciato il presidente di Coldiretti Lecce, Gianni Cantele, al presidio davanti al Palazzo della Provincia, in occasione della riunione dei Sindaci del Salento.

“Il Decreto Legge sulle emergenze va riempito dei contenuti per l’area infetta del Salento e di risorse – ha continuato Cantele – perché così è una scatola vuota e l’Assessore regionale, da coordinatore degli Assessori all’Agricoltura in Conferenza Stato – Regioni e da interlocutore diretto del Ministro e delle strutture Ministeriale, ha avallato un provvedimento del tutto inadeguato. Senza deroghe ai vincoli nazionali paesaggisti, idrogeologici e di qualunque altra natura agli espianti per l’area infetta delle zone ormai distrutte dal batterio, il nostro territorio è ingessato e destinato ad una morte a cui nessuno di noi si arrende”.

Sono ancora al palo ben 100 milioni di euro del PSR per i bandi per espianti e reimpianti, gli investimenti e i frantoi, le aziende al collasso sono costrette a pagare le cartelle dei consorzi di bonifica– denuncia Coldiretti Puglia – i vivai ancora non possono movimentare le piante all’interno dell’area infetta.

“Alcuni Sindaci hanno già risposto positivamente alla richiesta di Coldiretti di  modificare i propri regolamenti e delibere comunali – conclude il presidente Cantele – per ridurre l’aliquota massima del 10,6 x mille, imposta anche ai frantoi industriali, ad un’aliquota minima del 7,6 x mille di competenza statale. Dimostrano così solidarietà concreta al popolo salentino, ma risposte ben più importanti come semplificazione e maggiori risorse devono arrivare da altri che continuano a rimpallare le responsabilità e ad alimentare temi che rappresentano solo diversivi per non affrontare ancora seriamente il problema grave che ha piegato economicamente, socialmente e paesaggisticamente il nostro straordinario Salento”.

E’ avanzato inesorabilmente verso nord ad una velocità di più 2 chilometri al mese – denuncia Coldiretti Puglia – il contagio della Xyella che ha già provocato con 21 milioni di piante infette una strage di ulivi lasciando un panorama spettrale mentre si continua a perder tempo con annunci, promesse ed inutili rimpalli di responsabilità.

E’ un comunicato di Coldiretti.

CONSUMI, COLDIRETTI PUGLIA: TORNA PESCE FRESCO ANCHE A BRINDISI E TARANTO

Tornano in mare i pescherecci dallo Ionio al Tirreno, nel tratto di costa da Brindisi a Roma, riaperto alle attività. A darne notizia è Coldiretti Impresapesca nel sottolineare che il via libera dal 10 ottobre avviene dopo un mese di blocco e segue la ripresa già scattata in tutto l’Adriatico, mentre il divieto permane ancora da Civitavecchia a Imperia e in Sardegna. Semaforo verde dunque – sottolinea la Coldiretti – a fritture e grigliate a “chilometri zero” realizzate con il pescato locale e meno rischi di ritrovarsi nel piatto, soprattutto al ristorante, prodotto congelato o straniero delle stessa specie del nazionale se non addirittura esotico e spacciato per nostrano. Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca è dunque di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa).

Le provenienze sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Ma ci si può anche rivolgere alle esperienze di filiera corta per la vendita diretta del pescato che Coldiretti Impresapesca ha avviato presso la rete di Campagna Amica. Coldiretti Impresapesca ha più volte negli anni chiesto una radicale modifica di questo strumento di gestione che non risponde più da tempo alle esigenze della sostenibilità delle principali specie target della pesca nazionale, tanto che lo stato delle risorse nei 33 anni di fermo pesca è progressivamente peggiorato, come anche parallelamente lo stato economico delle imprese e dei redditi.
Questo ha determinato nel periodo un crollo della produzione – conclude Coldiretti Impresapesca – la perdita di oltre 1/3 delle imprese e di 18.000 posti di lavoro. L’auspicio è che dal 2019 si possa mettere in campo un nuovo sistema che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche delle marinerie.

GIORNATA OLIO: COLDIRETTI PUGLIA, CROLLO DEL 58% RACCOLTO MADE IN PUGLIA

Crollo del 58% nel 2018 della produzione di olio made in Puglia che scenderà, secondo le previsioni già ampiamente anticipate nei mesi scorsi, al minimo storico di 87 tonnellate. E’ quanto reso noto da Coldiretti Puglia, in occasione della Giornata Nazionale dell’extravergine italiano al Villaggio contadino al Circo Massimo a Roma, che ha dato inizio alla spremitura delle olive in Italia con migliaia di agricoltori che hanno lasciato le campagne per difendere nella Capitale il prodotto più rappresentativo della dieta mediterranea.

La Puglia si conferma la principale regione di produzione, nonostante il calo del 58%, secondo le previsioni di ISMEA, nonostante l’ondata di maltempo dell’inverno e dell’estate e degli effetti – denuncia Coldiretti Puglia – delle gelate di febbraio e marzo che hanno arrecato danni ingenti nella fase della fioritura

“Le province di Bari, BAT e Foggia per colpa delle gelate contano i danni di un inverno disastroso, mentre la provincia di Lecce paga gli effetti della Xylella, con un danno stimato pari a oltre 1 miliardo di euro”, dice il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele.

“Siamo fortemente preoccupati che la brusca diminuzione di olio extravergine pugliese – lancia l’allarme Cantele – faccia crescere ancora le importazioni di olio dall’estero, perché al danno si aggiungerebbe la beffa di sofisticazioni e contraffazioni. Se si vuole acquistare un ‘vero’ extravergine ‘made in Italy’ bisogna fare attenzione ai prodotti venduti a meno di 6-7 euro al litro che non coprono neanche i costi di produzione. I 3 elementi da tenere sempre d’occhio sono prezzo, anno di produzione e scadenza».

Al Villaggio Coldiretti a Roma splendida la vetrina degli oli di Puglia, rappresentati da oli DOP Terre d’Otranto, Terra di Bari, evo “monocultivar” per ciascuna varietà locale, coratina, ogliarola, peranzana, ogliarola salentina, cima di mola, evo biologico, bottiglie evo che si distinguono per un packaging originale e innovativo, olive da tavola bella di Cerignola, termite di Bitetto, peranzana, olive fresche (appena raccolte) per ogni cultivar locale e rappresentativa del territorio coratina, ogliarola, peranzana, Bella di Cerignola, cellina, leccino.

si tratta di tutelare un patrimonio inestimabile anche attraverso un Piano Olivicolo Nazionale – aggiunge Coldiretti Puglia – e potenziare una filiera olearia che in Puglia vale 576milioni di euro per quella olearia e che ancora nei primi 6 mesi del 2018 ha visto crescere le esportazioni del 2,1% per un valore di 66 milioni di euro.

“Nel primo trimestre 2018 la Puglia ha importato 43,3 milioni di euro di olio extravergine da Grecia e Tunisia – denuncia il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – e per questo serve una stretta sui controlli perché sia accertato il pieno rispetto della Legge Mongiello, ribattezzata Legge “Salva olio italiano”, la n. 9 del 2013 che impone la tracciabilità in etichetta dell’olio extravergine di oliva e di accelerare il percorso del disegno di legge sui reati agroalimentari, elaborato dalla commissione presieduta da Gian Carlo Caselli, magistrato e presidente del comitato scientifico dell’osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare”.

“Di fronte al moltiplicarsi di frodi e speculazioni, con olio di bassa qualità venduto come extravergine o olio straniero spacciato per italiano – conclude il Direttore Corsetti – bisogna stringere le maglie della legislazione per difendere un prodotto simbolo del Made in Italy e della dieta mediterranea e togliere il segreto sulle importazioni di materie prime alimentari dall’estero perché sapere chi sono gli importatori e quali alimenti importano rappresenta un elemento di trasparenza e indubbio vantaggio per i consumatori e per la tutela del ‘made in Italy’ agroalimentare. Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere serve a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy”.

A preoccupare sono, tra l’altro, i sistemi di etichettatura nutrizionale a semaforo come quella adottata in Gran Bretagna che promuove con il semaforo verde cibi spazzatura con edulcoranti al posto dello zucchero e boccia con il rosso elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva”.

PSR: COLDIRETTI PUGLIA, DOPO SOSPENSIVA TAR INCONTRO URGENTE A TUTELA IMPRESE AGRICOLE

Coldiretti Puglia, alla luce della sentenza del TAR che ha accolto la richiesta di sospensiva di alcune aziende agricole ricorrenti contro la graduatoria del bando 4.1A e della conseguente posizione espressa dalla Regione Puglia, chiede un incontro urgente all’Assessore regionale all’Agricoltura Di Gioia e all’Autorità di Gestione Nardone per conoscere secondo quali modalità e tempistiche la macchina burocratica dell’Assessorato intenda procedere all’istruttoria di quali e quante domande, a tutela delle imprese agricole che, in attesa delle risultanze tecnico-amministrative, hanno già iniziato ad investire o attendono ancora di conoscere le sorti della propria domanda di investimento.

Coldiretti Puglia ritiene indispensabile l’incontro anche per chiarire le sorti dei bandi dei giovani che non erano oggetto della sentenza odierna del TAR e che sono fermi al palo da 2 anni, oltre alla indispensabile conferma delle risorse aggiuntive per dare un futuro ai giovani in agricoltura e creare sviluppo e innovazione attraverso gli investimenti.

(foto di repertorio)

COLDIRETTI PUGLIA: CRESCE ACCOGLIENZA IN CAMPAGNA, TURISMO RURALE SI TINGE DI ROSA

Corsi di cucina e servizi innovativi per sportivi, cornici all’enogastronomia di qualità, sono le ragioni del successo degli agriturismi in Puglia, secondo una indagine di Coldiretti/Ixè, che crescono anche nei numeri, passando da 732 del 2016 a 752 del 2017, stando ai dati dell’ultimo rapporto ISTAT. “E’ la Puglia la regina della ricettività in agriturismo nel Mezzogiorno, con 0,1 milioni di arrivi e 0,5 milioni di presenze, nonostante il numero esiguo di strutture agrituristiche. Ristorazione legata alla riscoperta e alla promozione dei prodotti tradizionali e della cucina tipica, strutture di rara bellezza, unitamente a paesaggio, servizi innovativi, disponibilità ad accogliere animali domestici, sono i segreti delle ottime performance del settore agrituristico pugliese”, commenta il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele.

“L’agriturismo in Puglia si tinge di rosa – aggiunge il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – considerato che il 44% delle aziende è condotto da donne, ben 328 strutture sul totale di 752 agriturismi attivi. I nostri agriturismo propongono anche menù vegani e vegetariani, grazie alla maestria degli agrichef di Campagna Amica che stanno seguendo corsi di formazione ad hoc, e sono forti del grande appeal che vivono i prodotti enogastronomici pugliesi. L’agriturismo è un’attività connessa a quella agricola e tale deve restare se vuole essere messaggera della genuinità e qualità dei prodotti tipici, oltre che strumento di conoscenza delle potenzialità ed opportunità economiche e sociali delle nostre campagne. L’offerta di attività ricreative e culturali è aumentata in misura crescente nel corso degli ultimi anni, rispettivamente del 29 e del 24 percento”.

“Si tratta di vacanzieri italiani e stranieri – conclude Carlo Barnaba, Presidente degli Agriturismi di Campagna Amica – che amano il buon cibo e soggiornare in strutture dove il contatto con la natura è vero e vissuto. L’agriturismo offre, tra l’altro, la possibilità di organizzare lo svago per i bambini con le attività didattiche in campagna alla scoperta dei frutti della terra e degli animali, una vera scoperta per i piccoli consumatori. Gli adulti possono partecipare a corsi di cucina, approfondimenti sulla alimentazione naturale, percorsi guidati dall’olio alla cosmesi naturale e dagli ortaggi alla tintura naturale dei tessuti”. L’aumento del numero delle donne ai vertici delle aziende agrituristiche o impegnate nella vendita diretta, come dimostrato dalla grande partecipazione a Mercati, Agriturismi e botteghe delle imprenditrici di Coldiretti Donne Impresa, fotografa la capacità delle agricoltrici di affacciarsi in modo concreto e nuovo all’agricoltura multifunzionale.

(foto di repertorio)

CALDO, COLDIRETTI TARANTO: STRAGE UVE PRIMITIVO. DANNEGGIATO 60% PRODUZIONE

Una vera strage delle uve Primitivo in provincia di Taranto, dopo la straordinaria ondata di maltempo che, secondo quanto accertato dalla Coldiretti Jonica, ha danneggiato il 60% della produzione.
“E’ disastrosa la situazione in campagna con i vigneti letteralmente ‘allettati’ della violenza del nubifragio, accompagnato da forti raffiche di vento, che ha allagato i campi e ha danneggiato gli innesti e le uve. Stiamo procedendo con le verifiche in campo, dopo le numerose segnalazioni dei nostri agricoltori. E’ una vera e propria catastrofe, per cui dovranno essere avviati immediatamente da parte degli uffici provinciali dell’Assessorato regionale all’Agricoltura gli accertamenti per la dichiarazione di stato di calamità da inviare al Ministero”, dichiara il Presidente di Coldiretti Taranto, Alfonso Cavallo. “Nelle prossime ore dovremo correre ai ripari – aggiunge il Presidente Cavallo – raccogliendo tutto il prodotto che si è salvato, con un conseguente aumento dei costi, per fare in modo che le uve non si rovinino e si possa garantire, comunque, un vino di qualità”.

Grandine e violenti temporali non hanno risparmiato – denuncia Coldiretti Taranto – sia la zona occidentale che quella orientale della provincia, con danni evidenti su uva da tavola, da vino e sugli ortaggi.
“E’ un bollettino di guerra a Massafra, Crispiano, Palagiano, Avetrana, Manduria, Castellaneta – incalza il Direttore di Coldiretti Taranto, Aldo De Sario – dove la grandine e le fortissime piogge hanno danneggiato le uve da tavola, da vino e gli ortaggi, ma anche le strutture e le forti raffiche di vento hanno strappato le coperture dei vigneti. Stiamo assistendo ad uno stravolgimento incontrollato del clima che già a partire dall’inverno scorso ha avuto effetti disastrosi in campagna”.

Con l’ultima ondata di maltempo sale la conta dei danni provocati dagli eventi estremi del 2018 con nubifragi, trombe d’aria, fulmini, bombe d’acqua e grandinate ma anche siccità che hanno colpito la Puglia. Sono drammatici gli effetti sui campi della tropicalizzazione del clima che azzera in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori – conclude Coldiretti Puglia – che perdono i prodotti agricoli e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante.

Nota del consigliere regionale Luigi Morgante.
“Le piogge torrenziali e il maltempo che da giorni stanno flagellando la provincia di Taranto, e in particolare il versante orientale, stanno seriamente compromettendo le produzioni e l’economia locale, in pieno periodo di raccolta di uva in particolare, e vanificando programmazione e investimenti da parte di imprese agricole che operano all’insegna della qualità e dell’eccellenza. Raccogliendo l’allarme lanciato dalle organizzazioni di categoria, ho sollecitato l’assessorato e la struttura tecnica di pertinenza affinché la Regione Puglia sia accanto ai Comuni interessati per una prima ricognizione della stima dei danni e degli interventi necessari, e per inoltrare al Governo in tempi rapidi la richiesta per il riconoscimento dello stato di calamità naturale.
Un’iniziativa doverosa e necessaria, per salvaguardare gli sforzi e i sacrifici di tanti operatori locali che hanno fatto e fanno conoscere la nostra comunità in Italia e all’estero per il Primitivo, le olive ed altre riconosciute eccellenze”.

COLDIRETTI PUGLIA: 2018 QUARTO ANNO PIÙ BOLLENTE DEL PIANETA

Persi in 24 ore, dal 20 al 21 agosto, 461 mila metri cubi d’acqua nelle due dighe di Occhito e Capaccio, secondo l’elaborazione di Coldiretti Puglia su dati del Consorzio di Bonifica di Capitanata.
“La diminuzione è continua e quotidiana da mesi, mitigata solo dalla sporadiche piogge torrenziali che nel corso dell’inverno hanno riempito le dighe, tant’è che dal 9 maggio ad oggi il deficit idrico è pari 86 milioni di metri cubi d’acqua nei 4 invasi foggiani di Occhito, Capaccio, Osento e Capacciotti”, dice Gianni Cantele, Presidente di Coldiretti Puglia. “Per questo è urgente avviare un Programma di azione regionale, in linea con il Programma Nazionale – aggiunge il Presidente Cantele – tenendo sotto costante monitoraggio i tradizionali ed usuali mezzi di approvvigionamento (pozzi ed invasi) e di vettoriamento (condotte), ma anche conoscere i flussi d’acqua che vanno all’industria, al potabile e all’uso irriguo, quelli che in emergenza possono essere prelevati ancora da falde e sorgenti, l’acqua che può essere resa disponibile dai dissalatori e dai depuratori urbani”.

Secondo il CNR, il 21% del territorio nazionale è a rischio desertificazione e circa il 41% di questo territorio si trova nel Sud. Sono numeri impressionanti, secondo Coldiretti Puglia, che raccontano di un problema sempre più drammatico e che si acuisce in estate, con il 2018 si classifica fino ad ora al quarto posto tra gli anni più bollenti del pianeta facendo registrare una temperatura media sulla superficie della Terra e degli oceani, addirittura superiore di 0,77 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo, secondo le elaborazioni di Coldiretti, relative ai primi sette mesi dell’anno sulla base della banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre che rileva i dati dal 1880.

“In Puglia le aree affette dal rischio desertificazione sono pari al 57% – aggiunge il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – e il conto pagato dall’agricoltura, soggetta ai cambiamenti climatici e alla siccità è salato. Il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi, ma intense e il repentino passaggio dal sereno al maltempo, con bruschi crolli e/o innalzamenti delle temperature, sono all’ordine del giorno e arrecano danni gravi sulle colture, come testimoniato dall’andamento della produzione cerealicola che in alcune aree in Puglia ha registrato diminuzioni tra il 20% e il 70% di grano nelle aree più colpite dal clima pazzo”.

Disastrosi gli effetti sui campi della tropicalizzazione del clima – denuncia Coldiretti Puglia – che azzera in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori che perdono produzione e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante. Gli imprenditori si trovano ad affrontare fenomeni controversi, dove in poche ore si alternano eccezionali ondate di maltempo a siccità perdurante. Di fronte al ripetersi di queste situazioni imprevedibili diventa sempre più strategico il ricorso all’assicurazione – conclude Coldiretti Puglia – quale strumento per la migliore gestione del rischio, mentre è stato potenziato il servizio di assistenza tecnica alle aziende per la difesa delle colture dalle avversità meteoriche e per il supporto alle scelte operative aziendali.

TURISMO, COLDIRETTI PUGLIA: UN SUCCESSO TUTTO ENOGASTRONOMICO

Il boom turistico in ‘salsa’ pugliese, nel vero senso della parola, è determinato per il 60% dall’enogastronomia che i mercati esteri non considerano una “nicchia turistica”, ma uno dei fattori attrattivi più forti per scegliere la destinazione, secondo quanto rilevato da un’analisi di Campagna Amica sulle presenze registrate negli agriturismi. “Ciò che fa ricadere la scelta sul luogo dove soggiornare è il cibo – dice il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – e quello che convince i turisti, secondo una recentissima indagine dell’Istituto IXè, al primo posto è proprio la relazione positiva che può instaurarsi con il gestore e la qualità del servizio e la varietà di scelta e l’ampiezza dell’offerta di cibo tradizionale di qualità. In fatto di cibo gli italiani sembrano badare più alla sostanza che alla forma – conclude Cantele – tanto che uno su tre risponde di fare attenzione all’origine e la qualità delle materie prime usate, piuttosto che l’estetica dei piatti o del locale”. Il gradimento dei turisti è confermato dai dati relativi agli aeroporti italiani di destinazione dove, rispetto all’estate 2017, si registrano aumenti considerevoli – segnala Coldiretti Puglia – su Bari (+26,3%), Cagliari (+25,2%) e Genova (+19,9%), crescono anche Roma Fiumicino (+3%), Milano Malpensa (+3%) e Venezia (+5,3%). Analizzando i dati – in base ai ritorni prenotati – per permanenza (durata del soggiorno), aumentano rispetto all’estate 2017 i viaggiatori che soggiornano da 9 a 13 notti (+6,1%). Più di 6 arrivi su 10 sono motivati da ragioni di “svago”, in aumento (+1,7%) rispetto allo stesso periodo del 2017, la maggior parte dei visitatori viaggia in coppia, si registrano comunque incrementi delle prenotazioni anche per più di 3 passeggeri e gruppi da 6 a 9 passeggeri (+3,7%), secondo l’elaborazione di Campagna Amica su dati Enit e Forwardkeys.
“La ricerca di itinerari enogastronomici, incluse le visite a cantine, agriturismi e aziende agricole – aggiunge Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Puglia – sembra spingere gran parte degli italiani a voler programmare in futuro una vacanza in campagna, infatti, secondo un’altra ricerca dell’Istituto Ixè, la metà di coloro che negli ultimi anni sono stati in vacanza in campagna hanno infatti partecipato a sagre gastronomiche e feste popolari o hanno mangiato in un agriturismo, mentre 1/3 ne ha approfittato per visitare cantine o fare acquisti agroalimentari direttamente in azienda”.
Il brand ‘Puglia’ ha un grande appeal anche sui turisti stranieri – conclude Coldiretti Puglia – e le aree rurali sono tra le mete favorite, grazie al buon cibo, alla tranquillità e alla bellezza del paesaggio caratterizzato da 60 milioni di ulivi monumentali, 231 prodotti riconosciuti tradizionali dal MIPAF, 8 prodotti DOP e 29 vini DOC, oltre a pregevoli masserie storiche, le più belle d’Italia, dove è possibile rilassarsi al fresco della campagna, degustando i piatti preparati dagli agrichef di Campagna Amica con i prodotti aziendali e del territorio.

CAMERA DI COMMERCIO, COLDIRETTI TARANTO: TRADITA VISIONE STRATEGICA PER SVILUPPO TERRITORIO

“Il fallimento di una politica economica in provincia di Taranto imperniata esclusivamente sull’industria è sotto gli occhi di tutti e la Camera di Commercio ha continuato per anni a perpetuare l’errore, restando sorda alle sollecitazioni degli operatori economici del territorio”, è in sintesi la motivazione che ha spinto il Presidente di Coldiretti Taranto, Alfonso Cavallo a dimettersi da componente della giunta camerale di Taranto. “Nel 2016 abbiamo rinnovato la fiducia all’attuale governance – spiega il Presidente Cavallo – perché auspicavano un cambio di passo, secondo le linee di indirizzo che ci eravamo dati, basati su agricoltura, turismo e agroalimentare. Invece, a distanza di 2 anni tiriamo le somme di un nulla di fatto su tutti i fronti, con progettualità mai avviate e iniziative mai attuate”. Coldiretti Taranto rimanda al mittente ogni tentativo di far scivolare la dialettica che ha portato alle scelte delle ultime ore sul terreno inaccettabile di sterili beghe tra organizzazioni e/o lotte intestine per accaparrarsi le poltrone. “Quello che manca tuttora è una visione strategica del futuro dell’economia in provincia di Taranto di cui la Camera di Commercio si sarebbe dovuta fare portavoce – continua il Presidente Cavallo – e, invece, nulla è stato fatto in questa direzione. Anche l’annosa questione della piattaforma logistica agroalimentare ‘Agromed’ è rimasta al palo miseramente per 15 anni, con fondi cospicui – ben 20 miliardi di vecchie lire – mai utilizzati e che avrebbero, invece, potuto imprimere un accelerata allo sviluppo dei comparti agricolo, agroalimentare e di tutto l’indotto”. L’agricoltura, la pesca, il turismo e l’agroalimentare di qualità sono componenti fondamentali ed essenziali – afferma Coldiretti Taranto – per lo sviluppo della provincia Jonica. “Coldiretti non accetta che si perseveri – aggiunge il Presidente Cavallo – con strategie industriali che non tengano in dovuto conto esigenze e bisogni delle comunità interessate”. Per questo è stato richiesto a gran voce, e la posizione di Coldiretti Taranto sta trovando la condivisione delle altre rappresentanze del mondo produttivo che “venga rispettato il modello di sviluppo economico – incalza Cavallo – costruito attorno al territorio e alla certezza di sicurezza alimentare e ambientale da garantire ai cittadini-consumatori”. Il territorio è lo strumento per offrire bellezze, bontà e genuinità e anche occasione di autentico miglioramento della qualità della vita – aggiunge Coldiretti Taranto – non sacrificabile sull’altare di uno sviluppo apparente e non sostenibile. “Ci saremmo augurati uno sviluppo 2.0 per l’economia tarantina – conclude il Presidente Cavallo – che avrebbe saputo coniugare in maniera sana, equilibrata e coerente la attività industriali importanti per il territorio con gli altri settori economici altrettanto determinanti e, invece, si persevera con vecchie logiche che non possono più trovare in alcun modo la nostra condivisione”. L’agricoltura jonica, con una superficie totale di 31.657 ettari, riesce a raggiungere mediamente una Produzione Lorda Vendibile di 470 milioni di euro e rappresenta una realtà economica importante per l’intera regione. In pochi anni l’agricoltura jonica – rileva Coldiretti Taranto – che raggiunge punte di eccellenza nei comparti dell’uva da tavola e da vino, orticolo, agrumicolo e del lattiero-caseario, si è vista riconoscere l’alta qualità dei propri prodotti, legata a storia e tradizioni, ottenendo 6 DOC ‘Aleatico’, ‘Primitivo di Manduria’, ‘Lizzano’, ‘Martina Franca’, ‘Locorotondo’, ‘Colline Joniche Tarantine’ e due IGT ‘Tarantino’ e ‘Valle d’Itria’ per i vini, 1 DOP ‘Terre Tarentine’ per l’olio, 1 IGP alle ‘Clementine del Golfo di Taranto’ e rientrando a pieno titolo, con le sue produzioni, nella lista dei 231 prodotti agroalimentari pugliesi riconosciuti ‘tradizionali’ dal Mipaf.