USB TARANTO: ARCELORMITTAL CONDANNATA PER COMPORTAMENTO ANTI SINDACALE

“Accogliamo -scrive l’USB Taranto – con piena soddisfazione la sentenza del Giudice De Napoli che condanna ArcelorMittal dopo che il sindacato USB, a gennaio di quest’anno, l’ha denunciata ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori, per comportamento antisindacale.

Questo risultato lo abbiamo ottenuto grazie al nostro avvocato Mario Soggia che ha esposto in maniera impeccabile ed esemplare i motivi che hanno portato il giudice a condannare l’azienda. Ci riserviamo, ora, di leggere attentamente le motivazioni della sentenza. Alle 16.30 ci incontriamo con tutti i lavoratori nella nostra sede di Talsano.”

Lo rende noto l’Ufficio Stampa USB Taranto.

(foto di repertorio)

EX STAFFISTA SINDACO TARANTO INDAGATA PER FALSO E TRUFFA

La Procura di Taranto ipotizza i reati di falso e truffa nei confronti di Doriana Imbimbo, giornalista pubblicista, ex staffista del sindaco Melucci, assunta “a chiamata diretta” l’anno scorso come addetto stampa del primo cittadino con un contratto a tempo determinato. Imbimbo, secondo Francesco D’Eri (di Fratelli d’Italia), che alcuni mesi fa sollevò il caso, sarebbe stata inquadrata al massimo livello funzionale (Cat. D1), presentando però, in autocerficazione, un titolo di studio non riconosciuto dal MIUR. Nell’inchiesta sono indagati anche due funzionari comunali che firmarono l’assunzione della Imbimbo, dimessasi lo scorso 16 aprile; nel frattempo, il Comune di Taranto le ha chiesto la restituzione delle somme percepite da luglio 2017 fino a quella data, circa 28 mila euro.

L’ONA SI COSTITUISCE PARTE CIVILE AL PROCESSO ILVA TER

Tribunale di Taranto, ufficio del Giudice per l’udienza preliminare, udienza 09.10.2018, procedimento penale n. 10136/2011 RG NR e n. 3214/2012 RG GIP, GUP Dott. Ruberto, a carico di Giambattista Spallanzani, direttore dell’Italsider tra il 1973 e il 1978, Sergio Noce, direttore tra il 1978 e il 1982, Attilio Angelini, direttore tra il 1984 e il 1987, Francesco Chindemi, direttore tra il 1989 e il 1993, Nicola Muni, direttore tra il 1993 e il 1995, Ettore Salvatore, direttore tra il 1995 e il 1996, Luigi Capogrosso, direttore tra il 1996 e il 2012; i tre capi reparto Pietro Loforese, Elio Buono ed Emanuele Imperiale e i medici Giancarlo Negri e Luciano Greco, l’ONA era presente con l’Avv. Fabio Alabrese e con l’Avv. Giovanni Gentile, per costituirsi parte civile, per ottenere prima di tutto la giustizia per le vittime, e poi per supportare l’azione della pubblica accusa.

«Il GUP ha disposto il rinvio della causa all’udienza del 18.12.2018. L’ONA formalizzerà la costituzione di parte civile, con richiesta di citazione a carico della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero delle attività produttive, in quanto, ove gli imputati fossero non solvibili, lo Stato dovrà risarcire le vittime» – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Spallanzani, Noce e Angelini, sono stati già stati condannati dalla Corte d’Appello di Taranto, a giugno del 2017, per la morte di altri 5 operai dell’Italsider-Ilva, a pene varianti tra 2 anni e 2 anni e 8 mesi. Le vittime, come si legge nel capo di imputazione, hanno lavorato nello stabilimento siderurgico più grande d’Europa per oltre 20 anni senza mai ricevere alcuna protezione e senza essere mai stati informati sul rischio amianto. La richiesta di rinvio a giudizio, è stata firmata dal sostituto procuratore Giorgia Villa. Le ipotesi di reato sono cooperazione colposa in omicidio colposo e in lesioni personale gravissime colpose per imprudenza, negligenza, imperizia e inosservanza delle norme sull’igiene del lavoro. Messi agli atti i certificati di malattia professionale rilasciati dall’INAIL e quelli degli accertamenti dello SPESAL, il Servizio Prevenzione e Sicurezza Negli Ambienti di Lavoro. Secondo il RENAM, Registro Nazionale Mesoteliomi per la Puglia, coerentemente con le rilevazioni dell’Osservatorio Nazionale Amianto, negli ultimi 20 anni sono stati censiti 1191 casi di mesotelioma, pari al 4,4% su base Nazionale, di questi il 40% solo a Taranto, pari a 472 casi. Di questi ultimi, il 70% sono occupazionali; la restante parte, comunque è attribuibile all’area siderurgica.

Le attività dell’ONA e l’assistenza in favore dei cittadini:

Lo sportello Amianto ONA Taranto è già al servizio di lavoratori e cittadini esposti e vittime amianto. I cittadini di Taranto potranno ottenere assistenza contattando lo sportello amianto al numero verde 800 034 294, e per informazioni si può consultare il sito https://www.osservatorioamianto.com/

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha costituito il dipartimento Ricerca e Cura del mesotelioma, al quale tutti i cittadini possono rivolgersi attraverso il sito istituzionale al link:
https://www.osservatorioamianto.com/dipartimenti/ricerca-e-cura-del-mesotelioma/

I dati della strage L’ONA:
attraverso le sue rappresentanze territoriali, in circa 10 anni di attività nel capoluogo jonico, oltre ad aver sollevato il problema amianto, è stata protagonista, nella società, e nelle aule di giustizia, chiedendo che fossero rispettate le misure di sicurezza. La strage amianto e altri cancerogeni presso l’ILVA di Taranto e nella città di Taranto:
472 casi di mesotelioma, registrati nella sola città di Taranto nel periodo dal 1993 al 2015 (Complessivamente in Puglia negli ultimi vent’anni sono stati censiti 1.191 mesotelioma e di questi il 40% sono a Taranto);
Il 400% in più di casi di cancro tra i lavoratori impiegati nelle fonderie ILVA;
Il 50% di cancri in più anche tra gli impiegati dello stabilimento, che sono stati esposti solo in modo indiretto;
Il 500% di cancri in più rispetto alla media della popolazione generale, della città di Taranto, non impiegata nello stabilimento;
Tasso di incidenza del cancro, dell’intera città di Taranto, superiore alla media di tutte le altre città italiane. L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il suo coordinatore territoriale Giovanni Gentile, e il coordinatore ONA Taranto, Pasquale Maggi, hanno censito, tra i soli cittadini che si sono rivolti all’associazione: 360 casi di cancro polmonare e mesotelioma, 85 tumori della vescica, 316 broncopatie, 201 asbestosi. L’Osservatorio Nazionale Amianto offre una serie di servizi gratuiti anche nella città di Taranto, e tutti i cittadini possono rivolgersi all’associazione, anche attraverso lo sportello amianto nazionale ONA ONLUS, attraverso il sito: https://www.osservatorioamianto.com/

OK DELLA PROCURA A UTILIZZO LOPPA E CENERE PER PRODUZIONE CEMENTO

Le ceneri della centrale Enel di Brindisi e la loppa (scorie liquide) di Ilva Taranto possono essere utilizzate nella produzione di cemento. Per questo la Procura di Lecce ha revocato integralmente il sequestro della Cementir Italia di Taranto (ora Cemitaly), parte dell’Ilva e della centrale Enel di Brindisi, oltre a 523mln ritenuti l’ingiusto profitto incassato dall’Enel che avrebbe venduto e non smaltito le ceneri. Alla base del dissequestro, disposto su richiesta dei difensori delle società, c’è la perizia disposta dal Tribunale di Lecce nell’ambito dell’incidente probatorio celebrato nei mesi scorsi su richiesta della Procura. Nell’inchiesta sono indagate 31 persone tra dirigenti di Enel Produzione e Cementir Italia spa, ex titolari, commissari dell’Ilva e direttori dello stabilimento siderurgico. Si ipotizzano i reati di traffico illecito di rifiuti e attività di gestione dei rifiuti non autorizzata in relazione alla vendita di ceneri e loppa d’altoforno da parte di Enel e Ilva alla Cementir per produrre cemento. Lo riporta l’ANSA.

ILVA TARANTO: 6 MARZO UDIENZA SU RICORSO REGIONE E COMUNE CONTRO PIANO AMBIENTALE

Il 6 marzo 2018 si discuterà davanti al Tar Puglia – Sezione di Lecce il ricorso della Regione Puglia e del Comune di Taranto che hanno impugnato l’ultimo piano ambientale per l’Ilva di Taranto, approvato nel settembre 2019 dal Consiglio dei Ministri (D.P.C.M. 29.9.2017). Il WWF Italia sarà ancora una volta a fianco dei cittadini di Taranto, con un intervento “ad adiuvandum” nel ricorso del Comune. L’associazione partecipa a questo ricorso per la difesa dei più importanti e preziosi beni e valori costituzionali: la tutela della salute e dell’ambiente.

Il WWF Italia, i volontari del WWF Puglia e di Taranto da anni svolgono attività di denuncia per la situazione di grave inquinamento insieme ad azioni di tutela per le aree naturali presenti nel territorio e che devono essere conservate. Il WWF ha fatto denunce, ricorsi amministrativi, elaborato documenti con richieste e osservazioni per le bonifiche dell’area, interloquendo con il ministero dell’Ambiente, il Parlamento, la Corte Costituzionale, la Magistratura. Si è anche costituito parte civile nel processo per “disastro ambientale” avviato nel 2014. Tutte queste attività hanno l’obiettivo di perseguire la tutela ed il risanamento ambientale, la salute dei cittadini e dei lavoratori e di garantire il rispetto delle regole europee.
Nell’intervento al Tar Lecce, curato per il WWF Italia dagli avvocati Lara Marchetta di Taranto e Giuseppe delle Foglie di Bari, il WWF ha sottolineato che il nuovo Piano Ambientale non rispetta le regole europee ed internazionali (Convenzione di Aaarhus) sul “diritto di accesso alle informazioni ambientali e di partecipazione”. La Pubblica amministrazione non avrebbe garantito i “principi di trasparenza” e “leale collaborazione” riconosciuti anche dalla Costituzione. Si rileva, inoltre, l’omissione di valutazioni sull’impatto sanitario del Piano e si lamenta una eccessiva proroga dei tempi di intervento di bonifica che “appare apertamente contraddittoria sia rispetto all’urgenza ed emergenza dei lavori di bonifica dello stabilimento ILVA sia rispetto alle esigenze di garantire il diritto alla salute della popolazione locale, della fauna e della flora circostante l’insediamento industriale”. Si evidenziano anche proroghe che violano il “principio di precauzione” che tutti gli stati europei devono garantire rispetto alla tutela di ambiente e salute. Si sottolineano, infine, carenze non giustificate sulla mancanza di Valutazione di impatto ambientale e di Valutazione di incidenza, anche queste rese obbligatorie da norme e principi europei.

L’ASSOCIAZIONE BABELE: GIUSTIZIA È (QUASI) FATTA

“Tutti assolti – scrive in una nota Enzo Pilò dell’Associazione Babele – i tre ragazzi senegalesi arrestati qualche settimana fa per furto in un cantiere di materiali edili a Pulsano, difesi dall’avvocato Cristina Leone. I tre giovani sono stati sorpresi dai carabinieri della locale stazione mentre erano intenti a caricare in un cassone di camion una notevole quantità di materiale ferroso. I militari hanno, quindi, proceduto all’arresto. Durante il processo per direttissima, però, è emersa una lettura ben diversa degli avvenimenti: i tre ragazzi, infatti sarebbero stati contattati da un uomo di Pulsano, il quale li avrebbe ingaggiati per un lavoro occasionale. Questo signore avrebbe fornito loro le indicazioni per raggiungere il cantiere, dove li ha accolti, e, dopo aver loro impartito le disposizioni di caricare il cassone, si sarebbe allontanato dicendo che sarebbe tornato in seguito. I giovani, al momento dell’arrivo dei carabinieri, hanno fornito esattamente questa spiegazione, cioè che stavano svolgendo un lavoro commissionato da un signore a loro noto con il nome di A.

Nelle loro dichiarazioni, difatti, i carabinieri hanno riferito che non hanno trovato arnesi da scasso né addosso agli imputati, né nell’area interessata. I ragazzi, quindi, sarebbero stati raggirati da un truffatore, di nazionalità italiana, che li avrebbe indotti inconsapevolmente al furto. La stessa testimonianza di una operatrice del centro di accoglienza dove i ragazzi sono ospitati, faceva chiarezza sulla moralità dei giovani e della loro instancabile e quotidiana ricerca del lavoro per guadagnarsi da vivere onestamente. La vicenda è apparsa subito chiara al Pubblico Ministero che ne ha chiesto l’assoluzione. Siamo certamente soddisfatti per la conclusione di questa vicenda, ma ci rimane lo sconforto per la notizia pubblicata sui quotidiani locali, che contribuisce a gettare benzina sul fuoco del pregiudizio. Ci auguriamo, adesso, che si faccia luce piena su quanto accaduto, e che gli organi competenti rintraccino il responsabile attraverso gli elementi già in mano alle forze dell’ordine, perché sia resa giustizia fino in fondo e perché non si continui a scambiare le vittime per carnefici”, conclude Pilò.

UNA “MAZZETTA” PER ACCOMODARE UN ARBITRATO CIVILE, ARRESTATI EX ASSESSORE ED EX CONSIGLIERE

Militari del Nucleo di Polizia tributaria del comando provinciale della Guardia di finanza di Taranto, diretti dal colonnello Antonio Marco Antonucci, hanno arrestato in flagranza di reato con l’accusa di estorsione l’ex consigliere comunale Aldo Renna e l’ex assessore comunale e candidato sindaco del centrodestra (in occasione delle elezioni 2012) Filippo Condemi. Su disposizione del pm Enrico Bruschi, il primo è in carcere, il secondo ai domiciliari per motivi di età e per le condizioni di salute non ritenute compatibili in questo momento con il regime carcerario. Condemi, con la complicità di Renna, avrebbe chiesto una ‘mazzetta’ per accomodare un arbitrato civile. I due sono stati bloccati all’interno di un bar cittadino mentre avveniva la dazione di denaro. Nella controversia tra l’uomo che ha presentato la denuncia e il suo ex socio risulta arbitro la figlia di Condemi. Quest’ultimo avrebbe garantito, secondo la tesi dell’accusa, l’esito favorevole dell’arbitrato in cambio di una tangente.

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PROCESSO ILVA, ASSOLTO DON MARCO GERARDO

La Corte d’assise d’appello (presidente De Scisciolo, a latere De Felice e sei giudici popolari) ha assolto con la formula più ampia, “perché il fatto non sussiste”, don Marco Gerardo, ex segretario dell’ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa, condannato in primo grado (con rito abbreviato) a 10 mesi di reclusione per favoreggiamento, nell’ambito del processo per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva. La Corte ha invece ridotto ad un anno di reclusione la condanna nei confronti dell’ex consulente della Procura ionica Roberto Primerano (3 anni e 4 mesi in primo grado). Rispondeva di due ipotesi di falso ideologico, una delle quali – risalente al 2009, mentre l’altra è del 2010 – è stata dichiarata prescritta. Confermata, invece, nei suoi confronti l’assoluzione dalle accuse di disastro doloso in concorso e avvelenamento in concorso di acque o di sostanze alimentari, per le quali il pubblico ministero aveva proposto appello. Revocata, infine, l’interdizione dai pubblici uffici.(Ansa)

OMICIDIO SCAZZI, CONDANNATO IL FIORAIO CHE RITRATTÒ

Il giudice monocratico del tribunale di Taranto Elvira di Roma ha condannato a due anni e otto mesi di reclusione per false dichiarazioni al pm Giovanni Buccolieri, di 45 anni, il fioraio di Avetrana che raccontò ai carabinieri del sequestro di Sarah Scazzi e poi ritrattò sostenendo che le sue dichiarazioni erano solo frutto di un sogno e che era stato suggestionato dal clamore mediatico. Il pm Mariano Buccoliero aveva chiesto la condanna a 4 anni. Per l’omicidio della ragazzina, uccisa e gettata in un pozzo di contrada Mosca il 26 agosto del 2010, sono state condannate all’ergastolo con sentenza passata in giudicato la cugina Sabrina Misseri e la zia Cosima Serrano, mentre sta scontando la condanna a 8 anni Michele Misseri (marito di Cosima e padre di Sabrina) per soppressione di cadavere. Il giudice di Roma oggi ha anche condannato a 2 anni di carcere Michele Galasso, un amico del fioraio con il quale avrebbe concordato le versione del sogno poi riferita agli inquirenti. (ANSA)