SLC CGIL: «SOSTEGNO ALLE DONNE CORAGGIO? DA TIM SOLO SILENZI»

«Il silenzio è la prova evidente che qualcuno vuole nascondere la polvere sotto il tappeto». È il commento di Andrea Lumino alla mancata risposta da parte di Tim e di altre aziende alla proposta del sindacato di offrire un aiuto concreto alle donne che nelle scorse settimane si sono rivolte al sindacato per denunciare lo sfruttamento patito in alcuni call center che operavano per conto proprio di Tim. «Abbiamo pubblicamente invitato TIM a darci un segnale – ha spiegato Lumino – per aprire quantomeno un dialogo e provare a costruire insieme una prospettiva che offrisse serenità a quelle donne che hanno avuto il coraggio e la dignità di difendere il loro diritti e quelli di un intero territorio dagli abusi di chi si stava arricchendo sulla loro pelle. La risposta di TIM, però, è stata il silenzio. Nessuna risposta. Nessuna proposta. Forse non poteva essere diversamente dato che l’azienda da un lato dichiara di voler assumere 2000 giovani e dall’altro ignora che per suo conto vengono schiavizzati e sottopagati tanti giovani».

Il duro affondo di Lumino è continuato poi con la richiesta a Tim di «smetterla di dire che non sapeva o è stata tirata in mezzo inconsapevolmente: abbiamo acquisito le proposte delle provvigioni firmate su carta intestata TIM e persino le copie dei contratti che il corriere portava a casa dei clienti per far sottoscrivere gli abbonamenti. Come può TIM dire di non sapere quando una parte di quei contratti si traduceva in abbonamenti per nuovi clienti e quindi nuove entrate finanziare? Ci aspettavamo da parte dell’azienda una risposta seria che permettesse l’apertura del dialogo. Come Slc Cgil – ha ribadito il sindacalista tarantino – non abbasseremo la testa e chiediamo alle istituzioni politiche di prendere una posizione chiara in merito, di chiamare sindacati e committenti perché sul territorio che essi rappresentano non avvengano violenze ignobili in nome della crisi e della fame della gente. Ai lavoratori vogliano ribadire che la logica del “meglio quello che niente” porta con sé risultati dannosi e che solo la lotta e la rivendicazione di diritti consentirà di ottenere risultati duraturi. Noi continuiamo a lavorare per far applicare la legge sul caporalato contro quei padroni e quei committenti solidalmente responsabili, ma intanto non smettiamo di chiedere reale solidarietà alle “donne coraggio” di Taranto. Tim faccia altrettanto: dimostri di essere una impresa corretta e non la complice di questi sfruttatori».

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