CARCERI E SANITÀ, INTESA E COLLABORAZIONE POLIZIA PENITENZIARIA E MEDICI

Favorire il confronto tra Polizia Penitenziaria e medici per migliorare le condizioni di vivibilità di chi in carcere lavora e vi è ristretto. E’ l’intesa di una collaborazione sancita a Roma dai poliziotti aderenti al Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE ed i medici aderenti al Sindacato Medici Italiani SMI, rappresentati dai rispettivi Segretari Generali Donato Capece e Pina Onotri.

“Si è trattato di un momento di confronto molto costruttivo ed importante, a sancire una prossima collaborazione sul delicato tema della sanità in carcere finalizzato a garantire adeguatamente il diritto alla salute per i detenuti e si tuteli chi opera in prima linea nei nostri istituti penitenziari: polizia, medici e personale sanitario”, spiega Capece. “La “sorveglianza sanitaria”, ovvero una visita di controllo finalizzata a verificare lo stato di salute dei dipendenti, viene effettuata solamente nei confronti di circa il 30% del personale dei quali il 70% sono videoterminalisti ed il restante 30% riguarda prevalentemente chi è esposto a rischi quali agenti chimici o rumore. E’ noto a tutti, infatti, che in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, la Costituzione italiana (articoli 2, 32 e 41) prevede la tutela della persona umana nella sua integrità psico-fisica come principio assoluto ai fini della predisposizione di condizioni ambientali sicure e salubri. Partendo da questi imprescindibili principi costituzionali, abbiamo ritenuto importante incontrare i medici aderenti al SMI, nella persona di Pina Onotri, per creare una collaborazione sul tema sanità e carcere che coinvolga e migliori le condizioni di salute e di intervento sanitario per poliziotti, medici, personale sanitario e detenuti”.

Per il SAPPE “l’auspicio è che questa preziosa e importante collaborazione si traduca in interventi e proposte concrete per migliorare le condizioni di salute di tutti coloro che in carcere lavorano e sono detenute”. Capece evidenzia come “recenti studi di settore hanno messo in evidenza come Hiv (Aids), Hbv (epatite B) ed Hcv (epatite C) sono i virus più frequenti nelle carceri italiane, dove più di un terzo portatori dei tre patogeni: la metà dei quali ne è inconsapevole. Tra i detenuti le malattie infettive rappresentano la seconda emergenza più sentita, dopo quelle psichiatriche. Nel corso del 2015, all’interno dei 195 istituti penitenziari italiani, sono transitati quasi centomila detenuti. Sulla base di numerosi studi nazionali, si stima che cinquemila di essi fossero positivi al virus Hiv, 6500 portatori attivi del virus dell’epatite B e ben venticinquemila coloro che erano già venuti a contatto con l’agente che provoca l’epatite C. Questo dimostra concretamente come e perché è importante la collaborazione siglata a Roma dai poliziotti aderenti al Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE con i medici aderenti al Sindacato Medici Italiani SMI”.

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