XXV EDIZIONE DELLE GIORNATE FAI DI PRIMAVERA IL 25 E IL 26...

XXV EDIZIONE DELLE GIORNATE FAI DI PRIMAVERA IL 25 E IL 26 MARZO, 700 LUOGHI APERTI IN ITALIA

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La Delegazione Fai di Bari presenterà, mercoledì 22 marzo, nella Sala Giunta del Comune di Bari, alle ore 11, la XXV Edizione delle “Giornate Fai di Primavera”.

Interverranno il capo Delegazione Fai di Bari Rossella Ressa, il Sindaco del Comune di Bari Antonio Decaro, il Presidente del Municipio 1 di Bari Micaela Paparella, l’Assessore alla cultura Silvio Maselli, il Sovrintendente della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari Massimo Biscardi, il Segretario Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la Puglia Eugenia Vantaggiato.

PALAZZO SAN MICHELE

Il complesso di San Michele costituisce un insieme monumentale stratificato di straordinario interesse per la presenza di strutture medievali e del rifacimento settecentesco. Situato ai margini del nucleo antico di Bari, in strada degli Orefici, sorse nella prima metà del XVIII secolo sul luogo della chiesa e del monastero di San Benedetto, attestati nei documenti a partire dal 979. Il cenobio benedettino rivestì grande importanza nel corso dell’ XI e XII secolo. Nel 1071 fu designato, alla guida del prestigioso monastero, Elia, proveniente da Cava dei Tirreni. Lo stesso abate ricevette in custodia, nel 1087, dai marinai baresi, le reliquie di S. Nicola. Nel XVI secolo il monastero di S. Benedetto conobbe un periodo di decadenza: nel 1649 lo stesso cenobio fu soppresso da papa Innocenzo X e nel 1737, infine, la congregazione dei Celestini acquistò il complesso monastico benedettino per 3200 ducati. L’intervento dei Celestini (ordine pur sempre legato alla regola di S. Benedetto) sull’antico cenobio fu decisivo: si tradusse nell’abbattimento della struttura medievale e nella ricostruzione di un nuovo edificio, rispondente alla cultura architettonica e al gusto decorativo del tempo, consacrato nel 1745 a San Michele. Furono costruiti tre livelli: il primo, costituito da un ambiente coperto da volta a botte lunettata; il secondo, costituito da un lungo corridoio su cui si aprono ambienti di servizio su un lato e le tre arcate di accesso al chiostro settecentesco sull’altro; il terzo livello, preceduto da un monumentale scalone a tre rampe, coperto da una volta a padiglione schifata. L’ultimo piano accoglieva, lungo il corridoio, le celle. Nel 1797 si registra un avvenimento importante: nei locali del nuovo complesso furono ospitati re Ferdinando e il suo seguito come commemora la lapide marmorea in corrispondenza della seconda rampa dello scalone centrale del monastero. In questa lapide si allude alla deposizione, nel 1087, delle reliquie di S. Nicola nell’antica chiesa benedettina. Nei primi anni dell’Ottocento, in coincidenza dell’arrivo dei francesi a Bari, iniziò per il cenobio dei Celestini un periodo di progressiva decadenza. La soppressione dell’ordine giunse nel 1807. Le fabbriche monastiche furono requisite dalle truppe francesi con a capo Gioacchino Murat, generale francese che visse nel monastero e che pose la prima pietra dell’espansione cittadina al di fuori delle mura medievali (“borgo nuovo”, o “borgo murattiano”) caratterizzato dal tracciato ortogonale delle vie. In seguito l’edificio è stato adibito a caserme e poi a usi civili. L’utilizzo del complesso come caserma portò nel XIX secolo a un ampliamento con la costruzione del corpo di fabbrica a tre piani su via San Benedetto, sorto su un’area resa libera dalle demolizioni e inizialmente destinata ad accogliere l’ala ovest del monastero dei Celestini. Destinazione attuale dell’edificio sono gli uffici della Fondazione Petruzzelli; è possibile ammirare dall’interno il chiostro medievale, uno dei più belli in città, che rappresenta il resto di una struttura fortunatamente in parte risparmiata dall’incompiuto rinnovamento.

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